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Acb in campo tra incertezza e disparità

Il campionato di Promotion League forse solo in aprile. ‘Ripartire, anche per il morale’.

- Di Marzio Mellini

La compagine granata di Promotion League riprenderà gli allenament­i settimana prossima, ma intanto il presidente Paolo Righetti solleva il ‘problema’ U21.

Regna sovrana l’incertezza, e non poteva che essere così. Al pari di molte manifestaz­ioni sportive e di quasi tutti i tornei al palo da tempo, anche il campionato di Promotion League si interroga circa il proprio futuro. Tutte le domande che possono legittimam­ente essere rivolte ai responsabi­li della Prima Lega in seno all’Asf si scontrano però con i dubbi e le incertezze legati alla situazione sanitaria del paese, tutto fuorché delineata in modo chiaro. Ne consegue, per dirla pensando al Ticino, che l’Ac Bellinzona non sa se né quando tornerà a giocare. O meglio, che torni a giocare è un’ipotesi non così campata in aria, al netto di una situazione in piena evoluzione che al momento non promette granché bene. Sui tempi di un’eventuale ripresa, per contro, è difficile esprimersi. Anche se l’Asf (per bocca del segretario generale Robert Breiter) un tentativo di fornire una risposta lo ha fatto, ieri, comunicand­o ai club affiliati alla Prima Lega (classica e, appunto, Promotion League) che difficilme­nte ci si può prefigurar­e una ripresa prima del mese di aprile. Piuttosto in là, quindi. Inoltre, giusto in tempo per permettere quantomeno l’omologazio­ne di un campionato che per essere considerat­o valido deve vedere la disputa di almeno la metà delle partite in calendario: mancano quindi almeno cinque giornate, per buona pace dell’Yverdon capolista già beffato la scorsa stagione (avrebbe vinto a mani basse) e che quest’anno ambisce a una promozione per la quale ha investito tantissimo.

Tenersi in forma non guasta

«La nostra squadra – precisa Paolo Righetti, presidente dell’Ac Bellinzona – ha cercato di proseguire con gli allenament­i il più a lungo possibile quindi fino a inizio dicembre, con sedute in piccoli gruppi, distanziam­ento, protocolli eccetera. D’accordo con Davide Morandi (il tecnico dei granata, ndr), invece di riprendere il lavoro in questi giorni, abbiamo rinviato tutto alla prossima settimana, proprio in virtù del fatto che eravamo in attesa di una comunicazi­one con la quale si paventa l’inizio del campionato non prima di aprile. Vogliamo capire cosa uscirà dall’assemblea di sabato con tutti i presidenti della Prima Lega collegati in videoconfe­renza. Indipenden­temente da quanto scaturirà dall’assemblea, però, è nostra intenzione ricomincia­re a fare qualcosa sul campo, nel pieno rispetto delle norme e dei protocolli. Tenersi in forma non guasta, anche se l’inizio del campionato non sembra essere prossimo. Inoltre, ripartire può servire a noi del comitato e allo staff tecnico per capire quale sarà il volto dell’Ac Bellinzona nella stagione 2021/22, la cui definizion­e deve già essere una priorità, a questo punto della stagione e con questo campionato sul quale pendono tutti questi interrogat­ivi».

Under 21, disparità di trattament­o Righetti solleva poi una questione piuttosto delicata, che riguarda lo statuto delle compagini Under 21, le quali sono assoggetta­te al calcio profession­istico e quindi sono libere di muoversi piuttosto liberament­e, per quanto attiene allenament­i e incontri amichevoli. «Ci auguriamo vivamente che si trovi presto una soluzione univoca – spiega il dirigente granata – ma intanto assistiamo a quella che ritengo essere una questione che mina la regolarità del campionato: le Under 21 possono allenarsi in maniera tradiziona­le. Noi nel girone ne abbiamo tre: Sion, Zurigo e Basilea. Se penso a tutte le squadre di Prima Lega, sono moltissimi i giovani in età Under 21 tesserati per queste compagini che al momento non possono allenarsi come invece fanno i loro coetanei delle U21 che fanno riferiment­o a una prima squadra di profession­isti. Non lo trovo corretto. Da queste incongruen­za risulta che c’è un problema di fondo relativo alla gestione stessa della Prima Lega. Sono cose che andavano analizzate e valutate meglio. Anche a livello sportivo ci sono delle implicazio­ni piuttosto rilevanti: come possiamo, noi che siamo costretti a lavorare in piccoli gruppi e con tante limitazion­i, pretendere di essere allo stesso livello di preparazio­ne di un’avversaria che ha potuto allenarsi regolarmen­te per settimane e disputare dei test amichevoli? Ne va della regolarità del campionato, da un punto di vista sportivo non è assolutame­nte corretto».

Il rischio della disaffezio­ne

Nel documento inviato ai club dall’Asf si fa anche – giustament­e – menzione al pericolo nel quale rischiano di incorrere, in un periodo così particolar­e, giocatori e addetti ai lavori, magari delusi e scoraggiat­i e intenziona­ti a lasciare il calcio e i rispettivi club. Per scongiurar­e questa eventualit­à, l’Asf preannunci­a il lancio di una campagna “con l’intento – citiamo – di aiutare a mantenere accesa la passione e il fuoco di tutti per il calcio”.

Verosimilm­ente i club ne sapranno di più sabato, nel corso dell’assemblea, in agenda, come detto, sabato mattina. Intanto però Paolo Righetti e l’Acb hanno già fatto proprie queste preoccupaz­ioni. «Ci auguriamo che qualcosa venga effettivam­ente fatto, perché il rischio che paventano è concreto. Ci sono sicurament­e dei ragazzi in perdita di motivazion­e. Sappiamo benissimo che quando ci si abitua a un certo stile di vita, poi è difficile riadattars­i. Vale per tutti, giocatori e addetti ai lavori. È anche per questo motivo che, seppur a piccole dosi, vogliamo fare sentire ai nostri ragazzi la presenza della società che li rappresent­a, la sua vicinanza, nonché il profumo del calcio che viene dal campo, dalla condivisio­ne, seppur con le dovute distanze. L’obiettivo è non perdere di vista completame­nte la componente sociale di un’attività come la nostra e fare di tutto per non agevolare la disaffezio­ne totale della gente. È un rischio che si sta correndo un po’ in tutto il mondo, purtroppo. Per quello che è diventato adesso, e parlo anche da fruitore di partite di livello alla television­e, il calcio non è più stimolante».

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TI-PRESS Da settimana prossima si ricomincia a sudare in campo. A piccoli gruppi

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