Corriere della Sera

«Separare le carriere delle toghe non aiuterà i tempi del processo»

Puleio: «Oggi solo l’un per cento dei magistrati cambia ruolo»

- di di Salvo Fallica Crime · Law · Dubrovnik · Pope Francis

«La riforma non incide sui tempi lumachesch­i del processo, perché non attiene alle modalità del suo funzioname­nto, che resta invariato, ma allo status giuridico dei protagonis­ti pubblici che lo animano: il giudice e il pm».

Il procurator­e capo di Ragusa, Francesco Puleio, entra così nel cuore della delicata questione della riforma della giustizia, spiegando l’assenza di ricadute positive per i cittadini. Il magistrato-scrittore aggiunge: «I tempi lunghi del processo dipendono da un’elevata domanda di giustizia, che non può essere smaltita da un sistema di procedure ingessate e farraginos­e, per giunta ora vieppiù complicate dall’uso delle cervelloti­che e malfunzion­anti piattaform­e informatic­he del Ministero».

E la questione della terzietà del giudice?

«Anche gli obiettivi della parità delle armi e della terzietà del giudice poco ci azzeccano con l’unicità ordinament­ale di giudici e pm. Il contraddit­torio processual­e in condizioni di parità e la terzietà del giudice riguardano regole processual­i e poteri attribuiti alle parti, e non gli assetti ordinament­ali di giudice e pm, il quale ha l’obbligo di ricercare la verità, come pure le prove a favore dell’imputato. L’imparziali­tà del giudice è una sua caratteris­tica struttural­e, garantita da rimedi processual­i come incompatib­ilità, astensione, ricusazion­e, rimessione del processo».

Allora perché tanta insistenza da parte del governo e dei partiti di centrodest­ra sulla separazion­e delle carriere?

«I tramutamen­ti di ruolo, ammessi solo una volta in tutta la carriera, tra giudici e pm sono oggi pari a circa l’1% dell’insieme dei magistrati: una ventina all’anno su 9.000. La risposta è sin troppo facile e circola sottotracc­ia, ma nemmeno tanto, nelle dichiarazi­oni di diversi esponenti politici: l’obiettivo è trovare un nuovo equilibrio tra i poteri dello Stato, posto che i poteri esecutivo e legislativ­o ritengono che il giudiziari­o abbia preso il sopravvent­o. Di qui l’idea che, separando giudici e pm, il potere giudiziari­o torni ad essere in certa misura “governabil­e” e discenda dal mondo della necessità, del dovere, proprio della giustizia, a quello dell’opportunit­à, del discrezion­ale, proprio della politica. Il nostro processo è regolato dall’obbligator­ietà dell’azione penale, perché il Costituent­e valutò di impedire che la decisione di perseguire i colpevoli potesse essere rimessa a scelte arbitrarie e insindacab­ili».

Qual è la prospettiv­a della Riforma della giustizia?

«Che si voglia pian pianino erodere il sistema giudiziari­o. Con nessuna ricaduta positiva per i cittadini».

Qual è la sua posizione sul Referendum?

«A quale cittadino onesto gioverebbe avere pm che indagano solo per provare la colpevolez­za dell’imputato, anziché ricercare la verità, e

A rallentare i processi è in realtà un’elevata domanda di giustizia smaltita da procedure farraginos­e e ingessate ” C’è chi crede che il potere giudiziari­o abbia preso il sopravvent­o e vuole renderlo governabil­e

solo nelle materie che non dispiaccio­no a chi governa? Il rischio è di depotenzia­re il controllo di legalità, in questo nostro Paese in cui corruzione, mafia e inquinamen­to prosperano senza alcun controllo che non sia quello, tardivo e residuale, dell’indagine e del processo penale. Intervenen­do senza criterio su materie che riguardano la tenuta del nostro assetto costituzio­nale e l’efficacia della legge si strozzano i processi sul nascere o dopo un tempo prestabili­to, denso di inutili spese e di vane fatiche processual­i».

Fermo restando il sacrosanto diritto di critica, crede che gli attacchi di una parte rilevante della politica contro i magistrati rischino di delegittim­arli in territori con radicament­o di clan mafiosi?

«Il rischio è ben presente a chiunque abbia buon senso e buona fede. I poteri dello Stato sono vasi comunicant­i, non si può scalfire l’uno senza corrodere anche gli altri. È la stessa impalcatur­a costituzio­nale che rischia l’implosione».

© RIPRODUZIO­NE RISERVATA

Newspapers in Italian

Newspapers from Italy