«Inadatti a questo clima, i geni non ci aiutano»
Il filosofo Pievani: cambiamenti troppo rapidi, intanto dobbiamo ridisegnare l’ambiente
Telmo Pievani, evoluzionista dell’università di Padova, l’«homo sapiens» sta diventando anche «homo della canicola», geneticamente predisposto a reggere fisicamente temperature eccezionali?
«Non ancora, lo saranno i nostri pronipoti quando svilupperanno una espressione genetica rimodulata in modo tale da riuscire a sopportare bene il caldo eccezionale».
Abituati al clima temperato (inverno non troppo rigido, estate mite, precipitazioni distribuite nell’arco dell’anno) non siamo attrezzati strutturalmente per i 40 gradi?
«Il clima al quale ci siamo abituati da almeno 12 millenni è sempre stato stabile. Oscillava di 1-1,5 gradi al massimo. Tutte le nostre civiltà basate sulla addomesticazione di piante e animali si sono adattate a temperature medie tra 14 e 15 gradi. Da allora non è mai successo che il range si modificasse tanto velocemente senza darci il tempo di assuefarci. Non si è mai visto un fenomeno del genere nella storia del mondo».
Che sta succedendo?
«Da almeno tre generazioni, dagli anni 50, il riscaldamento in crescita si è accumulato e oggi siamo arrivati al culmine, molto in fretta».
Previsioni?
«Non buone. Dobbiamo aspettarci che la situazione peggiori più rapidamente di quanto sia avvenuto in passato. Nel 2024 siamo rimasti per 12 mesi sopra 1,6 gradi rispetto alle medie già alte».
I geni, modificandosi su impulso dei fattori esterni, possono venire in soccorso?
«Sì, ma ci vorranno millenni. L’epigenetica ci dice che anche a parità di sequenze geniche, un gene può essere espresso in modo maggiore o minore in relazione a marcatori chimici che dipendono dall’ambiente».
Cos’è l’epigenetica?
«È la scienza che indaga sull’interazione tra ambiente, stile di vita e i geni. Sollecitati dall’esterno, i geni diventano più o meno attivi, senza che il codice genetico, il Dna, cambi. Fattori come età, alimentazione, attività fisica ed esposizione a sostanze chimiche ci influenzano».
Caliamoci nella realtà attuale, in un’italia che ribolle.
«Il genoma dialoga con l’ambiente e, se l’ambiente viene stressato da condizioni anomale, la regolazione dei geni è sfalsata. Ma adesso i mutamenti climatici viaggiano troppo rapidamente. Ci troviamo in una fase di disadattamento perché non c’è stata ancora una reazione biologica».
Cosa fare?
«Difenderci con l’adattamento culturale. Si calcola che nelle grandi città bollenti la
Solo i nostri pronipoti saranno geneticamente adattati alle temperature del futuro La natura non è abituata a tempi così veloci
temperatura si abbasserebbe di 10 gradi togliendo di mezzo asfalto e cemento e sostituendo i pavimenti col verde. È fondamentale farlo per la salvaguardia dei più deboli, anziani e bambini. Bisogna progettare un futuro dove le case sono dipinte di bianco o parzialmente interrate come a Dubai. Ci salveremo ingegnerizzando l’ambiente».
Molto pessimista.
«La natura non è abituata a tempi così veloci. Siamo preoccupati. Ci adatteremo ma sarà costoso. È necessario farlo. Il caldo crea disuguaglianze e povertà».