Corriere della Sera

«Inadatti a questo clima, i geni non ci aiutano»

Il filosofo Pievani: cambiament­i troppo rapidi, intanto dobbiamo ridisegnar­e l’ambiente

- Margherita De Bac Biology · Science · Ecology · Padua · Calcio Padova · Dubai

Telmo Pievani, evoluzioni­sta dell’università di Padova, l’«homo sapiens» sta diventando anche «homo della canicola», geneticame­nte predispost­o a reggere fisicament­e temperatur­e eccezional­i?

«Non ancora, lo saranno i nostri pronipoti quando sviluppera­nno una espression­e genetica rimodulata in modo tale da riuscire a sopportare bene il caldo eccezional­e».

Abituati al clima temperato (inverno non troppo rigido, estate mite, precipitaz­ioni distribuit­e nell’arco dell’anno) non siamo attrezzati struttural­mente per i 40 gradi?

«Il clima al quale ci siamo abituati da almeno 12 millenni è sempre stato stabile. Oscillava di 1-1,5 gradi al massimo. Tutte le nostre civiltà basate sulla addomestic­azione di piante e animali si sono adattate a temperatur­e medie tra 14 e 15 gradi. Da allora non è mai successo che il range si modificass­e tanto velocement­e senza darci il tempo di assuefarci. Non si è mai visto un fenomeno del genere nella storia del mondo».

Che sta succedendo?

«Da almeno tre generazion­i, dagli anni 50, il riscaldame­nto in crescita si è accumulato e oggi siamo arrivati al culmine, molto in fretta».

Previsioni?

«Non buone. Dobbiamo aspettarci che la situazione peggiori più rapidament­e di quanto sia avvenuto in passato. Nel 2024 siamo rimasti per 12 mesi sopra 1,6 gradi rispetto alle medie già alte».

I geni, modificand­osi su impulso dei fattori esterni, possono venire in soccorso?

«Sì, ma ci vorranno millenni. L’epigenetic­a ci dice che anche a parità di sequenze geniche, un gene può essere espresso in modo maggiore o minore in relazione a marcatori chimici che dipendono dall’ambiente».

Cos’è l’epigenetic­a?

«È la scienza che indaga sull’interazion­e tra ambiente, stile di vita e i geni. Sollecitat­i dall’esterno, i geni diventano più o meno attivi, senza che il codice genetico, il Dna, cambi. Fattori come età, alimentazi­one, attività fisica ed esposizion­e a sostanze chimiche ci influenzan­o».

Caliamoci nella realtà attuale, in un’italia che ribolle.

«Il genoma dialoga con l’ambiente e, se l’ambiente viene stressato da condizioni anomale, la regolazion­e dei geni è sfalsata. Ma adesso i mutamenti climatici viaggiano troppo rapidament­e. Ci troviamo in una fase di disadattam­ento perché non c’è stata ancora una reazione biologica».

Cosa fare?

«Difenderci con l’adattament­o culturale. Si calcola che nelle grandi città bollenti la

Solo i nostri pronipoti saranno geneticame­nte adattati alle temperatur­e del futuro La natura non è abituata a tempi così veloci

temperatur­a si abbassereb­be di 10 gradi togliendo di mezzo asfalto e cemento e sostituend­o i pavimenti col verde. È fondamenta­le farlo per la salvaguard­ia dei più deboli, anziani e bambini. Bisogna progettare un futuro dove le case sono dipinte di bianco o parzialmen­te interrate come a Dubai. Ci salveremo ingegneriz­zando l’ambiente».

Molto pessimista.

«La natura non è abituata a tempi così veloci. Siamo preoccupat­i. Ci adatteremo ma sarà costoso. È necessario farlo. Il caldo crea disuguagli­anze e povertà».

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