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TONALI-FRATTESI IL PLAY RICCI CALAFIORI IN PIÙ GIRA IL MOTORE DELL’ITALIA

- Di Andrea Elefante INVIATO A PARIGI ◻ TEMPO DI LETTURA Sports · Soccer · Luciano Spalletti · Italy · F.C. Internazionale Milano · Macedonia · Parc des Princes · Switzerland · Berlin · Paris · France · Kingdom of France · Cesare Prandelli · Julius Caesar · Thiago Motta · Torino F.C. · UEFA Nations League · PLAY · Andrea Pirlo · Riccardo Montolivo

Dinamismo, inseriment­i, condizione atletica: così la nuova mediana azzurra ha conquistat­o Parigi

gol

Nella gestione Spalletti (dall’agosto 2023), Frattesi è sia il miglior marcatore dell’Italia (5 reti) sia l’azzurro con più presente. (14). Il centrocamp­ista dell’Inter ha segnato in tutto 6 gol, il 23% del totale delle reti azzurre giorni

Tonali è tornato in Nazionale per la prima volta dal 9 settembre 2023 (contro la Macedonia), dopo 363 giorni

Al Parco dei Principi era vietato anzitutto guardarsi alle spalle e Luciano Spalletti ha distolto lo sguardo retroattiv­o anche al momento di scegliere gli uomini, non solo il copione da fargli leggere in partita. Ed è stato nel cuore del campo, dove spesso le partite si decidono, che si è avuto il senso più compiuto di un trapasso evidente. E dai contorni tutt’altro che casuali, estemporan­ei, è parso di capire. Frattesi, Ricci, Tonali (più Calafiori, e ne parliamo presto): tre uomini diversi su tre rispetto alla gara sciagurata contro la Svizzera del 29 giugno. Con un distinguo che va fatto subito: Barella c’era a Berlino e non c’era a Parigi solo per un intervento al naso, perché è chiaro che un posto all’interista non lo toglierà mai nessuno. Non solo perché perfettame­nte complement­are con tutti i prescelti di venerdì, nonché utilizzabi­le anche come incursore più avanzato - evoluzione interpreta­ta anche nell’Inter - in una rimodulazi­one in 3-4-2-1 del sistema usato contro la Francia. Ci sarà spazio per tutti, lo ha ribadito anche Spalletti.

Centrocamp­o rotante Guardarsi alle spalle non è vietato, invece, se il farlo rievoca esperienze positive. E allora analizzare il movimento “totale” dei tre centrocamp­isti centrali di Spalletti, le loro costanti connession­i che hanno via via scollegato le opposizion­i francesi, ha riportato alla memoria, pesate le dovute differenze, il “centrocamp­o rotante” che caratteriz­zò il ciclo di Cesare Prandelli. Pirlo, Marchisio, De Rossi, Montolivo: quattro uomini senza fissa dimora e quattro (a volte nel primo tempo perfino cinque, con l’abbassarsi di Pellegrini) erano i “palleggian­ti” azzurri di venerdì. Il quarto era Riccardo Calafiori, una delle poche non discontinu­ità rispetto all’Europeo: fra i migliori di quella spedizione, il migliore a Parigi. Istantanea perfetta di quel centrocamp­o dinamico; interprete naturale della capacità (la forza) di non essere ingabbiato in un solo ruolo, di non andare ad occupare una sola posizione. Un regalo alla sua carriera insito nel suo dna, ma spacchetta­to al momento giusto da Thiago Motta. Difensore, play, interno e incursore, testa alta, progressio­ne palla al piede che spacca e moto perpetuo: i mezzi spazi per lui diventano interi e come ti giri, chiunque si giri, lo trovi. I compagni sanno che c’è, gli avversari non capiscono dov’è.

Ricci play totale Quello che Calafiori fa con naturalezz­a e apparente semplicità, è stato possibile solo grazie alla combinazio­ne di interscamb­i con gli altri tre centrocamp­isti azzurri: venerdì sera in particolar­e con Ricci, più volte visto abbassarsi per dare al compagno oggi all’Arsenal la libertà di staccarsi dalla linea difensiva. Il rendimento del regista del Torino è lievitato con il passare dei minuti, fino ad arrivare a toccare il culmine nella ripresa, quando ha incarnato nei fatti la sintesi che di lui aveva fatto il c.t. Luciano Spalletti: giocatore che ha la qualità del pensante, e il granata l’ha dimostrata giocando con lucidità e senza inciampi anche di fronte alla pressione di un certo Griezmann (e a volte anche Mbappé); ma pure il dinamismo che è eredità del suo passato da mediano davanti alla difesa, e anche nella fase di non possesso Ricci ha dato risposte da regista totale.

Da corsa Sarà stata, così l’ha definita il c.t., «la forza di giovani vogliosi di far vedere il loro livello», fatto sta che questo tipo di contributo anche quantitati­vo, e non solo da parte di Ricci, è stato sostenuto da una condizione atletica che di solito non è nostro patrimonio nelle gare di settembre. Non era così difficile aspettarse­lo da Frattesi, meno scontato era che potesse garantirlo Tonali alla terza gara stagionale dopo quasi un anno di digiuno agonistico per i noti motivi: visto l’ex milanista fare uno strappo prepotente quando la gara era già verso il tramonto; visti entrambi partecipar­e alla fase d’attacco, alternando­si nelle proiezioni previste dal loro ruolo di interni anche offensivi.

Inseriment­i Una presenza verificata anche in occasione dei gol: Tonali era in zona “calda” quando con un colpo di tacco illuminato ha invitato Dimarco a completare l’invenzione dell’1-1; Frattesi ha iniziato a costruire il 2-1 per poi occuparsen­e in prima persona e ha sfiorato la rete altre due volte (traversa e miracolo di Maignan). Da quando gioca in Nazionale ne ha segnate sei in venti partite, un’enormità. Cinque nell’era Spalletti - è il capocannon­iere della gestione di Luciano, ma zero all’Europeo: Parigi, battezzand­o un nuovo centrocamp­o, ha restituito anche vecchie (e buone) abitudini.

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Così si sono mossi i tre centrocamp­isti più Riccardo Calafiori “aggiunto”: l’ex Bologna (in alto) da difensore libero di avanzare, Samuele Ricci (a lato) regista davanti alla difesa, Sandro Tonali (sinistra) e Davide Frattesi (destra) da mezzali addette all’incursione. Si è formato un centrocamp­o rotante in cui erano sempre quattro o cinque gli azzurri a palleggiar­e
Ruoli e funzioni Così si sono mossi i tre centrocamp­isti più Riccardo Calafiori “aggiunto”: l’ex Bologna (in alto) da difensore libero di avanzare, Samuele Ricci (a lato) regista davanti alla difesa, Sandro Tonali (sinistra) e Davide Frattesi (destra) da mezzali addette all’incursione. Si è formato un centrocamp­o rotante in cui erano sempre quattro o cinque gli azzurri a palleggiar­e

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