La Gazzetta dello Sport - Milano
TONALI-FRATTESI IL PLAY RICCI CALAFIORI IN PIÙ GIRA IL MOTORE DELL’ITALIA
Dinamismo, inserimenti, condizione atletica: così la nuova mediana azzurra ha conquistato Parigi
gol
Nella gestione Spalletti (dall’agosto 2023), Frattesi è sia il miglior marcatore dell’Italia (5 reti) sia l’azzurro con più presente. (14). Il centrocampista dell’Inter ha segnato in tutto 6 gol, il 23% del totale delle reti azzurre giorni
Tonali è tornato in Nazionale per la prima volta dal 9 settembre 2023 (contro la Macedonia), dopo 363 giorni
Al Parco dei Principi era vietato anzitutto guardarsi alle spalle e Luciano Spalletti ha distolto lo sguardo retroattivo anche al momento di scegliere gli uomini, non solo il copione da fargli leggere in partita. Ed è stato nel cuore del campo, dove spesso le partite si decidono, che si è avuto il senso più compiuto di un trapasso evidente. E dai contorni tutt’altro che casuali, estemporanei, è parso di capire. Frattesi, Ricci, Tonali (più Calafiori, e ne parliamo presto): tre uomini diversi su tre rispetto alla gara sciagurata contro la Svizzera del 29 giugno. Con un distinguo che va fatto subito: Barella c’era a Berlino e non c’era a Parigi solo per un intervento al naso, perché è chiaro che un posto all’interista non lo toglierà mai nessuno. Non solo perché perfettamente complementare con tutti i prescelti di venerdì, nonché utilizzabile anche come incursore più avanzato - evoluzione interpretata anche nell’Inter - in una rimodulazione in 3-4-2-1 del sistema usato contro la Francia. Ci sarà spazio per tutti, lo ha ribadito anche Spalletti.
Centrocampo rotante Guardarsi alle spalle non è vietato, invece, se il farlo rievoca esperienze positive. E allora analizzare il movimento “totale” dei tre centrocampisti centrali di Spalletti, le loro costanti connessioni che hanno via via scollegato le opposizioni francesi, ha riportato alla memoria, pesate le dovute differenze, il “centrocampo rotante” che caratterizzò il ciclo di Cesare Prandelli. Pirlo, Marchisio, De Rossi, Montolivo: quattro uomini senza fissa dimora e quattro (a volte nel primo tempo perfino cinque, con l’abbassarsi di Pellegrini) erano i “palleggianti” azzurri di venerdì. Il quarto era Riccardo Calafiori, una delle poche non discontinuità rispetto all’Europeo: fra i migliori di quella spedizione, il migliore a Parigi. Istantanea perfetta di quel centrocampo dinamico; interprete naturale della capacità (la forza) di non essere ingabbiato in un solo ruolo, di non andare ad occupare una sola posizione. Un regalo alla sua carriera insito nel suo dna, ma spacchettato al momento giusto da Thiago Motta. Difensore, play, interno e incursore, testa alta, progressione palla al piede che spacca e moto perpetuo: i mezzi spazi per lui diventano interi e come ti giri, chiunque si giri, lo trovi. I compagni sanno che c’è, gli avversari non capiscono dov’è.
Ricci play totale Quello che Calafiori fa con naturalezza e apparente semplicità, è stato possibile solo grazie alla combinazione di interscambi con gli altri tre centrocampisti azzurri: venerdì sera in particolare con Ricci, più volte visto abbassarsi per dare al compagno oggi all’Arsenal la libertà di staccarsi dalla linea difensiva. Il rendimento del regista del Torino è lievitato con il passare dei minuti, fino ad arrivare a toccare il culmine nella ripresa, quando ha incarnato nei fatti la sintesi che di lui aveva fatto il c.t. Luciano Spalletti: giocatore che ha la qualità del pensante, e il granata l’ha dimostrata giocando con lucidità e senza inciampi anche di fronte alla pressione di un certo Griezmann (e a volte anche Mbappé); ma pure il dinamismo che è eredità del suo passato da mediano davanti alla difesa, e anche nella fase di non possesso Ricci ha dato risposte da regista totale.
Da corsa Sarà stata, così l’ha definita il c.t., «la forza di giovani vogliosi di far vedere il loro livello», fatto sta che questo tipo di contributo anche quantitativo, e non solo da parte di Ricci, è stato sostenuto da una condizione atletica che di solito non è nostro patrimonio nelle gare di settembre. Non era così difficile aspettarselo da Frattesi, meno scontato era che potesse garantirlo Tonali alla terza gara stagionale dopo quasi un anno di digiuno agonistico per i noti motivi: visto l’ex milanista fare uno strappo prepotente quando la gara era già verso il tramonto; visti entrambi partecipare alla fase d’attacco, alternandosi nelle proiezioni previste dal loro ruolo di interni anche offensivi.
Inserimenti Una presenza verificata anche in occasione dei gol: Tonali era in zona “calda” quando con un colpo di tacco illuminato ha invitato Dimarco a completare l’invenzione dell’1-1; Frattesi ha iniziato a costruire il 2-1 per poi occuparsene in prima persona e ha sfiorato la rete altre due volte (traversa e miracolo di Maignan). Da quando gioca in Nazionale ne ha segnate sei in venti partite, un’enormità. Cinque nell’era Spalletti - è il capocannoniere della gestione di Luciano, ma zero all’Europeo: Parigi, battezzando un nuovo centrocampo, ha restituito anche vecchie (e buone) abitudini.
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