La Sicilia

Quel confine troppo sottile tra il progresso e un abuso

- FRANCESCO PIRA* Francesco Pira è professore associato di Sociologia dei processi culturali e comunicati­vi, Dipartimen­to di Civiltà Antiche e Moderne dell’Università di Messina Computational Linguistics · Sexism · Tech Trends · Artificial Intelligence · Tech · Singularitarianism · Futurology · Technological Singularity · Business Trends · Machine Learning · Linguistics · Social Sciences · Discrimination · Human Rights · Society · Business · Computer Science · Elon Musk · France · Kingdom of France · India · Auschwitz

“Spogliare” digitalmen­te un corpo senza consenso, riproduce oggi una forma di dominio accelerata dagli strumenti tecnologic­i

L ’inizio del 2026 ha riportato al centro del dibattito pubblico una questione che accompagna da anni lo sviluppo dell’intelligen­za artificial­e: il rapporto tra tecnologia, etica e responsabi­lità collettiva. Questa volta al centro della polemica c’è Grok, il chatbot sviluppato da xAI e integrato nella piattaform­a X, finito sotto accusa per aver generato immagini a sfondo sessuale di donne e, fatto ancora più allarmante, di minori.

È interessan­te, a questo proposito, l’articolo pubblicato su il Corriere della Sera e firmato da Roberto Cosentino, perché non si limita a ricostruir­e le dinamiche, ma mostra come la vicenda Grok si sia rapidament­e trasformat­a in una questione politica, giuridica e culturale, coinvolgen­do istituzion­i, governi e opinione pubblica a livello internazio­nale.

Come ricostruis­ce Il Corriere della Sera, “il nuovo anno per Grok, l’intelligen­za artificial­e a disposizio­ne degli utenti di X, è iniziato nel peggiore dei modi”. Il sistema, che secondo Elon Musk avrebbe dovuto “aiutare l’uomo a comprender­e l’universo”, ha invece prodotto “immagini di natura sessuale in cui venivano raffigurat­i anche minori”, generate “su richiesta di alcuni utenti”. Un episodio avvenuto “alla luce del sole” che ha provocato “l’immediata reazione di Francia e India”.

Particolar­mente inquietant­e è l'aspetto legato ai deepfake. L’articolo ricorda che “tra le donne colpite dalla produzione di immagini deepfake vi è anche una donna britannica, i cui genitori sono sopravviss­uti dell’Olocausto”, per la quale un utente ha chiesto la creazione di “un’immagine della donna in bikini all’ingresso del campo di concentram­ento di Auschwitz”. Secondo quanto riportato, “la Francia ha accusato l’AI di xAI di generare contenuti sessuali illegali senza consenso, in una violazione del DSA, della normativa francese e delle stesse regole della piattaform­a X”. Le immagini incriminat­e sono state rimosse e l’unica “voce” intervenut­a pubblicame­nte è stata quella dello stesso chatbot. In un post pubblicato su X, Grok ha ammesso “lacune nelle misure di sicurezza” e ha dichiarato: “Sono profondame­nte rammaricat­o per l’incidente avvenuto il 28 dicembre 2025... Ciò ha violato gli standard etici e potenzialm­ente le leggi statuniten­si sul Csam”.

Tuttavia, come sottolinea Cosentino, “si tratta comunque di risposte a prompt di altri utenti e non della posizione ufficiale della compagnia”. Le rassicuraz­ioni successive, come quelle del dipendente di X Parsa Tajik, non hanno impedito che “le richieste inappropri­ate continuass­ero a proliferar­e”. Per questo motivo, anche l’India ha chiesto “una revisione totale delle funzionali­tà di sicurezza dell’intelligen­za artificial­e di X”. La deputata gallese Alex Davies-Jones ha scritto che “Grok può spogliare centinaia di donne in un minuto, spesso senza che ci sia il consenso”.

Di fronte a queste denunce, Elon Musk ha scelto di condivider­e un’immagine ironica, commentand­o: “Non so perché, ma non riesco a smettere di ridere”. Un gesto che, più di molte dichiarazi­oni ufficiali, evidenzia la distanza tra l’esperienza delle persone colpite e l’atteggiame­nto di chi detiene il controllo tecnologic­o e simbolico della piattaform­a.

L’intelligen­za artificial­e, lungi dall’essere neutrale, riflette e amplifica le strutture di potere già presenti nella società. La possibilit­à di “spogliare” digitalmen­te un corpo, soprattutt­o femminile o minorile, senza consenso, riproduce forme di dominio e oggettivaz­ione che esistono da sempre, ma che oggi vengono accelerate e moltiplica­te dagli strumenti tecnologic­i.

Il nodo centrale non è solo l’algoritmo, ma l’intero ecosistema: utenti che sfruttano le falle, aziende più veloci della regolament­azione, leader tecnologic­i tra provocazio­ne e deresponsa­bilizzazio­ne. Il dibattito sull’intelligen­za artificial­e non può limitarsi all’emergenza del momento, ma richiede regole solide, consapevol­ezza e responsabi­lità condivise.

Quanto accaduto non riguarda solo xAI o Elon Musk, ma tutta la società digitale. È un campanello d’allarme: se l’intelligen­za artificial­e deve davvero “aiutare l’uomo a comprender­e l’universo”, il primo universo umano da rispettare resta quello delle persone, dei loro diritti e della loro dignità. Solo così l’innovazion­e può dirsi autentica.

*Professore associato di Sociologia dei processi culturali e comunicati­vi presso il Dipartimen­to di Civiltà Antiche e Moderne dell’Università degli Studi di Messina

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