Quel confine troppo sottile tra il progresso e un abuso
“Spogliare” digitalmente un corpo senza consenso, riproduce oggi una forma di dominio accelerata dagli strumenti tecnologici
L ’inizio del 2026 ha riportato al centro del dibattito pubblico una questione che accompagna da anni lo sviluppo dell’intelligenza artificiale: il rapporto tra tecnologia, etica e responsabilità collettiva. Questa volta al centro della polemica c’è Grok, il chatbot sviluppato da xAI e integrato nella piattaforma X, finito sotto accusa per aver generato immagini a sfondo sessuale di donne e, fatto ancora più allarmante, di minori.
È interessante, a questo proposito, l’articolo pubblicato su il Corriere della Sera e firmato da Roberto Cosentino, perché non si limita a ricostruire le dinamiche, ma mostra come la vicenda Grok si sia rapidamente trasformata in una questione politica, giuridica e culturale, coinvolgendo istituzioni, governi e opinione pubblica a livello internazionale.
Come ricostruisce Il Corriere della Sera, “il nuovo anno per Grok, l’intelligenza artificiale a disposizione degli utenti di X, è iniziato nel peggiore dei modi”. Il sistema, che secondo Elon Musk avrebbe dovuto “aiutare l’uomo a comprendere l’universo”, ha invece prodotto “immagini di natura sessuale in cui venivano raffigurati anche minori”, generate “su richiesta di alcuni utenti”. Un episodio avvenuto “alla luce del sole” che ha provocato “l’immediata reazione di Francia e India”.
Particolarmente inquietante è l'aspetto legato ai deepfake. L’articolo ricorda che “tra le donne colpite dalla produzione di immagini deepfake vi è anche una donna britannica, i cui genitori sono sopravvissuti dell’Olocausto”, per la quale un utente ha chiesto la creazione di “un’immagine della donna in bikini all’ingresso del campo di concentramento di Auschwitz”. Secondo quanto riportato, “la Francia ha accusato l’AI di xAI di generare contenuti sessuali illegali senza consenso, in una violazione del DSA, della normativa francese e delle stesse regole della piattaforma X”. Le immagini incriminate sono state rimosse e l’unica “voce” intervenuta pubblicamente è stata quella dello stesso chatbot. In un post pubblicato su X, Grok ha ammesso “lacune nelle misure di sicurezza” e ha dichiarato: “Sono profondamente rammaricato per l’incidente avvenuto il 28 dicembre 2025... Ciò ha violato gli standard etici e potenzialmente le leggi statunitensi sul Csam”.
Tuttavia, come sottolinea Cosentino, “si tratta comunque di risposte a prompt di altri utenti e non della posizione ufficiale della compagnia”. Le rassicurazioni successive, come quelle del dipendente di X Parsa Tajik, non hanno impedito che “le richieste inappropriate continuassero a proliferare”. Per questo motivo, anche l’India ha chiesto “una revisione totale delle funzionalità di sicurezza dell’intelligenza artificiale di X”. La deputata gallese Alex Davies-Jones ha scritto che “Grok può spogliare centinaia di donne in un minuto, spesso senza che ci sia il consenso”.
Di fronte a queste denunce, Elon Musk ha scelto di condividere un’immagine ironica, commentando: “Non so perché, ma non riesco a smettere di ridere”. Un gesto che, più di molte dichiarazioni ufficiali, evidenzia la distanza tra l’esperienza delle persone colpite e l’atteggiamento di chi detiene il controllo tecnologico e simbolico della piattaforma.
L’intelligenza artificiale, lungi dall’essere neutrale, riflette e amplifica le strutture di potere già presenti nella società. La possibilità di “spogliare” digitalmente un corpo, soprattutto femminile o minorile, senza consenso, riproduce forme di dominio e oggettivazione che esistono da sempre, ma che oggi vengono accelerate e moltiplicate dagli strumenti tecnologici.
Il nodo centrale non è solo l’algoritmo, ma l’intero ecosistema: utenti che sfruttano le falle, aziende più veloci della regolamentazione, leader tecnologici tra provocazione e deresponsabilizzazione. Il dibattito sull’intelligenza artificiale non può limitarsi all’emergenza del momento, ma richiede regole solide, consapevolezza e responsabilità condivise.
Quanto accaduto non riguarda solo xAI o Elon Musk, ma tutta la società digitale. È un campanello d’allarme: se l’intelligenza artificiale deve davvero “aiutare l’uomo a comprendere l’universo”, il primo universo umano da rispettare resta quello delle persone, dei loro diritti e della loro dignità. Solo così l’innovazione può dirsi autentica.