Clic sulla memoria di Firenze
Monumenti funebri, chiese, ma anche artisti e famiglie: in rete il Sepoltuario dell’erudito Stefano Rosselli. Ricerca umanistica e tecnologia informatica in una straordinaria mappa della città
Il 23 marzo 1751, i Rosselli del Turco ottennero l’ascrizione alla nobiltà fiorentina, poi implementata dalla promozione al patriziato e al titolo di marchesi: nel loro archivio, tra una ricca ed eterogenea miscellanea raccolta nel corso del XVII secolo da Stefano Rosselli, «homo erudito e insigne antiquario», è conservata anche una copia del Sepoltuario fiorentino, vergata di sua mano. L’opera, presente nella tradizione letteraria in vari esemplari, è un documento fondamentale dal punto di vista storico, artistico, antiquario, prosopografico, ma anche antropologico, perché, oltre alle descrizioni di cappelle, sepolture e iscrizioni presenti a Firenze e dintorni al terminus del 1657, getta luce sulle pratiche funerarie dei Fiorentini, sulla ritualità, sulle scelte operate per consegnare i loro resti mortali alla storia. Per gli studiosi, i registri in cui si annotavano i sepolcri delle famiglie o delle confraternite nelle chiese e nei cimiteri, sono fondamentali: nel caso del Sepoltuario Rosselli, queste informazioni sono implementate da notizie sulla storia delle strutture, delle famiglie e dei singoli personaggi, dai disegni delle loro armi, dei monumenti e delle opere d’arte. Immaginate un volume di oltre 1600 pagine, che racchiude l’intera memoria lapidea di Firenze: quest’opera monumentale funge da «mappa» storica della città, organizzata per quartieri.
Censimento? Rassegna? Repertorio? Il Sepoltuario Rosselli è molto più di un elenco: è un pilastro della ricerca storica fiorentina, straordinario per la sua incredibile accuratezza, basata su un esteso supporto documentario. È, quindi, una fonte generosa, sotto le cui intenzioni c’è una forte volontà didascalica.
Oggi, grazie al progetto Digital Sepoltuario, è possibile interrogare il Sepoltuario Rosselli in maniera dinamica, visualizzando centinaia di monumenti che adornano pavimenti, pareti e cortili delle chiese fiorentine, ricostruendo anche la topografia di quelli che, nel tempo, sono stati spostati, frammentati o distrutti. Il progetto, sostenuto, tra gli altri, dal National Endowment for the Humanities, American Philosophical Society, Harvard
University Center for Italian Renaissance Studies presso Villa i Tatti, Gladys Krieble Delmas Foundation, e dalla Renaissance Society of America, è curato da Anne Leader, storica dell’arte, Visiting Fellow at the Institute for Advanced Technology in the Humanities (IATH) presso l’Università della Virginia. Anne Leader ha interpretato nel modo più consapevole e proficuo le potenzialità di quelle che si chiamano «digital humanities», un campo di studi transdisciplinare che unisce ricerca umanistica e tecnologia informatica, applicando strumenti computazionali per analizzare, archiviare e diffondere il sapere umanistico, e ha restituito voce e vita al Sepoltuario, rendendolo universalmente accessibile.
All’indirizzo sepoltuario.iath.virginia.edu prende avvio il viaggio nella cultura della memoria nella Firenze tra Medioevo e Rinascimento, quando la città ridisegnò il suo paesaggio funerario sulla base di nuove compagini sociali, di nuove famiglie emergenti, di restauri dettati dall’applicazione della normativa tridentina.Non solo monumenti murali: pavimenti e pareti di cripte, chioil stri e cimiteri recano ancora i segni e i nomi della variegata società fiorentina. Non solo nomi di antico lignaggio: membri dell’industria tessile, cartolai, calzolai, armaioli e altri artigiani, oltre a proprietari di negozi, taverne e locande, venivano commemorati insieme a giudici, medici e notai, auspicando ricordo e suffragi. Veniamo, così, a sapere, che se Magister Bartolomeo di Cristofano Spadacci, morto nel 1621, cerusico, aveva sepoltura in S. Giovannino dei Cavalieri, si trovava in S. Spirito quella del setaiolo Gregorio di Stagio Dati (detto Goro), morto
Non solo nomi di antico lignaggio: membri dell’industria tessile, cartolai, calzolai, armaioli e altri artigiani, oltre a proprietari di negozi, taverne e locande, venivano commemorati insieme a giudici, medici e notai, auspicando ricordo e suffragi
17 settembre 1435. Caterina di Pigello Portinari, moglie di Agnolo di Pandolfo Pandolfini, morta il 22 gennaio 1531, riposa nella Badia Fiorentina, in una tomba con l’arme dei Pandolfini, ma lo stemma della famiglia Portinari, con la porta affiancata da due leoni rampanti, è richiamata dalle opportunità di Progressive Disclosure offerte dal Sepoltuario digitale. Il database relazionale del Digital Sepoltuario consente un’analisi sistematica per comprendere il tessuto della vita urbana fiorentina tra XIII e XVII secolo e il mecenatismo artistico che lo ha plasmato: oltre a raccogliere in un unico sito web pubblico informazioni visive e testuali sui monumenti funebri fiorentini e sugli spazi architettonici che li ospitavano, il Digital Sepoltuario fornisce dati sui committenti di cappelle e tombe, ma anche sugli artisti che realizzarono l’apparato commemorativo, arricchendo la comprensione dell’economia funeraria fiorentina.
Nel microcosmo del Sepoltuario, si attraversano, nella prospettiva della Firenze medievale e rinascimentale, le fasi espresse da Philippe Ariès nel suo saggio del 1975, Storia della morte in Occidente, ripercorrendo il passaggio dalla morte addomesticata nella familiarità medievale, alla morte dell’altro e al culto delle tombe, luoghi di memoria. Prima dell’Editto di Saint-Cloud.