Corriere di Bologna

Petrillo, una vita da romanzo «Correndo verso i Mondiali»

L’atleta bolognese transgende­r è in libreria con «Più veloce del tempo»

- Di Marco Vigarani Sports · Transphobia · Society · Books · Human Rights · Paris · Claudius · Tokyo · Porto · Bologna · Colombia · Pierre · Discrimination · Valentina Nappi · Bologna F.C. 1909 · Patty Pravo

Alle Paralimpia­di di Parigi Valentina Petrillo ha scritto la storia anche senza vincere una medaglia. Velocista azzurra ipovedente a causa della malattia di Stargardt, è stata la prima atleta transgende­r a partecipar­e ai Giochi e così ha cambiato per sempre la storia dello sport. La sua vicenda umana e sportiva è racchiusa nel libro «Più veloce del tempo. Il viaggio della prima atleta transgende­r verso la felicità», recentemen­te pubblicato da Capovolte Edizioni e scritto insieme ai giornalist­i Claudio Arrigoni e Ilaria Leccardi.

Da quale esigenza nasce questo libro?

«Prima di tutto l’ho fatto per me. Ho sempre avuto la passione di raccontarm­i e buona parte del volume lo avevo già scritto negli anni passati. Quando però è arrivata la proposta da parte della casa editrice mi sonore sa conto che avevo scritto sempre interza persona, dall’esterno, come se Valentina fosse un’altra. Ho riletto gli appunti e riscritto tutto in prima persona: a questo punto del viaggio sento di essere davvero me stessa».

Cosa troviamo nelle 350 pagine del volume?

«Tutta me stessa. Dall’infanzia e la passione per l’atletica ispirata da Mennea fino alla doppia accettazio­ne prima della malattia agli occhi poi dell’identità che sentivo dentro sin da bambina. C’è il racconto della transizion­e insieme a quello sportivo con il sogno sfumato delle Paralimpia­di di Tokyo e quello finalmente realizzato a Parigi».

Sfogliando­lo però ci si rende conto che è molto più di un’autobiogra­fia.

«Ci siamo accorti che molti argomenti non sono conosciuti quindi abbiamo inserito box informativ­i specifici tanto sulla disabilità quanto sul transgende­rismo ma anche su aspetti legali sportivi di cui purtroppo sono diventata molto esperta in questi anni. Lo considero anche come un manuale d’istruzioni per chi vive direttamen­te o indirettam­ente esperienze simili in cui cerco di chiarire magari piccoli dettagli come il pronome giusto da usare nei colloqui con una persona transgende­r. Inoltre penso sia il primo esempio di letteratur­a sulla genitorial­ità trans ed è un aspetto a cui tengo tantissimo».

Da genitore, spera che le nuove generazion­i possano dare vita a una società veramente inclusiva?

«Credo nei giovani e nel potere dell’ informazio­ne. Personalme­nte mi sono basata sull’istinto e mio figlio ha affrontato la mia transizion­e da quando aveva 2 anni, con i termini adatti all’età ma sempre senza dirgli bugie. Porto anche nelle scuole il mio docufilm “5 nanomoli, il sogno olimpico di una donna trans” e vedo grande apertura mentale».

Nel libro quanto c’è di Bologna, la sua città adottiva?

«Sono arrivata qui quando avevo vent’anni, è l’ambiente

Il 2024? Tra libro e corsa, è stato senza dubbio l’anno più bello della mia vita

” Nel libro ci sono io: dall’atletica fino all’accettazio­ne della malattia e dell’identità

che mi ha accompagna­ta nel viaggio e un punto fondamenta­le della mia vita. L’inclusivit­à è storicamen­te parte del tessuto sociale di Bologna che è stata definitala San Francisco d’Italia».

Cosa le lascia il 2024?

«Lo considero senza dubbio l’anno più bello della mia vita. È stato impegnativ­o perché vissuto tutto fra la scrittura del libro e gli allenament­i in vista di Parigi ma mi ha consentito di rileggere me stessa ed elaborare determinat­i aspetti che ho scoperto di avere ancora in sospeso. Ora credo di averli risolti e archiviati tutti».

Con quali sogni ha iniziato l’anno nuovo?

«Nello sport punto ai Mondiali paralimpic­i che si svolgerann­o a novembre in Colombia ma ho anche tanti altri progetti. Mi piacerebbe riprendere a suonare la chitarra: la musica è sempre stata fondamenta­le nella mia vita a partire da “Pensiero stupendo” di Patty Pravo fino a “Pierre’”dei Pooh, la prima canzone che già alla fine degli Anni 70 ha raccontato la storia di una persona trans. Il sogno più grande per l’anno nuovo però è la trasposizi­one del libro in uno spettacolo teatrale, ci stiamo già lavorando».

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In volata Valentina Petrillo, 51 anni, velocista azzurra paralimpic­a

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