Petrillo, una vita da romanzo «Correndo verso i Mondiali»
L’atleta bolognese transgender è in libreria con «Più veloce del tempo»
Alle Paralimpiadi di Parigi Valentina Petrillo ha scritto la storia anche senza vincere una medaglia. Velocista azzurra ipovedente a causa della malattia di Stargardt, è stata la prima atleta transgender a partecipare ai Giochi e così ha cambiato per sempre la storia dello sport. La sua vicenda umana e sportiva è racchiusa nel libro «Più veloce del tempo. Il viaggio della prima atleta transgender verso la felicità», recentemente pubblicato da Capovolte Edizioni e scritto insieme ai giornalisti Claudio Arrigoni e Ilaria Leccardi.
Da quale esigenza nasce questo libro?
«Prima di tutto l’ho fatto per me. Ho sempre avuto la passione di raccontarmi e buona parte del volume lo avevo già scritto negli anni passati. Quando però è arrivata la proposta da parte della casa editrice mi sonore sa conto che avevo scritto sempre interza persona, dall’esterno, come se Valentina fosse un’altra. Ho riletto gli appunti e riscritto tutto in prima persona: a questo punto del viaggio sento di essere davvero me stessa».
Cosa troviamo nelle 350 pagine del volume?
«Tutta me stessa. Dall’infanzia e la passione per l’atletica ispirata da Mennea fino alla doppia accettazione prima della malattia agli occhi poi dell’identità che sentivo dentro sin da bambina. C’è il racconto della transizione insieme a quello sportivo con il sogno sfumato delle Paralimpiadi di Tokyo e quello finalmente realizzato a Parigi».
Sfogliandolo però ci si rende conto che è molto più di un’autobiografia.
«Ci siamo accorti che molti argomenti non sono conosciuti quindi abbiamo inserito box informativi specifici tanto sulla disabilità quanto sul transgenderismo ma anche su aspetti legali sportivi di cui purtroppo sono diventata molto esperta in questi anni. Lo considero anche come un manuale d’istruzioni per chi vive direttamente o indirettamente esperienze simili in cui cerco di chiarire magari piccoli dettagli come il pronome giusto da usare nei colloqui con una persona transgender. Inoltre penso sia il primo esempio di letteratura sulla genitorialità trans ed è un aspetto a cui tengo tantissimo».
Da genitore, spera che le nuove generazioni possano dare vita a una società veramente inclusiva?
«Credo nei giovani e nel potere dell’ informazione. Personalmente mi sono basata sull’istinto e mio figlio ha affrontato la mia transizione da quando aveva 2 anni, con i termini adatti all’età ma sempre senza dirgli bugie. Porto anche nelle scuole il mio docufilm “5 nanomoli, il sogno olimpico di una donna trans” e vedo grande apertura mentale».
Nel libro quanto c’è di Bologna, la sua città adottiva?
«Sono arrivata qui quando avevo vent’anni, è l’ambiente
”
Il 2024? Tra libro e corsa, è stato senza dubbio l’anno più bello della mia vita
” Nel libro ci sono io: dall’atletica fino all’accettazione della malattia e dell’identità
che mi ha accompagnata nel viaggio e un punto fondamentale della mia vita. L’inclusività è storicamente parte del tessuto sociale di Bologna che è stata definitala San Francisco d’Italia».
Cosa le lascia il 2024?
«Lo considero senza dubbio l’anno più bello della mia vita. È stato impegnativo perché vissuto tutto fra la scrittura del libro e gli allenamenti in vista di Parigi ma mi ha consentito di rileggere me stessa ed elaborare determinati aspetti che ho scoperto di avere ancora in sospeso. Ora credo di averli risolti e archiviati tutti».
Con quali sogni ha iniziato l’anno nuovo?
«Nello sport punto ai Mondiali paralimpici che si svolgeranno a novembre in Colombia ma ho anche tanti altri progetti. Mi piacerebbe riprendere a suonare la chitarra: la musica è sempre stata fondamentale nella mia vita a partire da “Pensiero stupendo” di Patty Pravo fino a “Pierre’”dei Pooh, la prima canzone che già alla fine degli Anni 70 ha raccontato la storia di una persona trans. Il sogno più grande per l’anno nuovo però è la trasposizione del libro in uno spettacolo teatrale, ci stiamo già lavorando».