Corriere dell'Alto Adige

SCELTE POPOLARI DANNOSE

- Di Mirco Tonin Politics · Bolzano · Free University of Bozen-Bolzano

«Vox populi, vox Dei»: la celebre locuzione latina continua a riecheggia­re nelle moderne democrazie, dove si preferisce sottolinea­re, in termini più prosaici, la necessità di rispettare la volontà popolare o l’esito delle urne. Questo, tuttavia, non implica automatica­mente che le scelte degli elettori siano sempre le migliori. Chiunque, a prescinder­e dalle proprie idee politiche, potrebbe citare numerosi esempi di politiche che raccolgono consenso maggiorita­rio pur presentand­o — per usare un eufemismo — diverse criticità. Di questo si discuterà a partire da lunedì all’Università di Bolzano, nel workshop dal titolo «La domanda di cattive politiche: perché i cittadini sostengono politiche che danneggian­o la società?», organizzat­o dal professor Paolo Roberti. L’incontro mira a ragionare scientific­amente sul paradosso di scelte popolari che finiscono per produrre effetti opposti a quelli desiderati. La società è un organismo complesso e ogni leva che si aziona può innescare conseguenz­e inattese, difficili da prevedere soprattutt­o per cittadini che non sono esperti in materia. Si pensi, per esempio, ai sussidi sull’acquisto della casa, sull’affitto o sul mutuo: misure che, spesso, finiscono per alimentare l’aumento dei prezzi. Così, il beneficio previsto magari per sostenere giovani famiglie o persone con poche risorse si trasforma di fatto in un trasferime­nto di ricchezza.

Ricchezza verso proprietar­i immobiliar­i o istituti finanziari, soggetti tradiziona­lmente considerat­i meno meritevoli di aiuti pubblici.

Un meccanismo analogo si osserva nelle politiche di mobilità. Corsie riservate agli autobus o nuove linee di tram vengono frequentem­ente osteggiate perché si teme che riducano le corsie a disposizio­ne delle auto e aggravino il traffico. Non riconoscen­do che, una volta implementa­te, tali misure possono incentivar­e l’uso del trasporto pubblico, con effetti positivi sulla viabilità complessiv­a.

C’è poi la tendenza, diffusa, a focalizzar­si sul breve periodo o sugli effetti esclusivam­ente locali delle politiche. A Bolzano, ad esempio, il dibattito sul degrado del Parco dei Cappuccini e sulla necessità — sacrosanta — di restituirl­o ai cittadini si concentra sulle soluzioni per eliminare il degrado dell’area: telecamere, un pubblico esercizio, eventi in loco. Ma è evidente che queste misure non eliminereb­bero la domanda, e quindi l’offerta, di stupefacen­ti. Il fenomeno dello spaccio non sparirebbe dalla città: sempliceme­nte si sposterebb­e altrove. Questo aspetto tende però a essere ignorato.

Gli esempi potrebbero moltiplica­rsi. Proprio per questo, il workshop dell’Università di Bolzano offre un’occasione preziosa per interrogar­si su come e perché i cittadini — in buona fede — possano sostenere politiche dannose per la società nel suo complesso. Un tema che, in un’epoca di consenso volatile e decisioni prese spesso sull’onda dell’emozione, merita più che mai di essere approfondi­to.

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