SCELTE POPOLARI DANNOSE
«Vox populi, vox Dei»: la celebre locuzione latina continua a riecheggiare nelle moderne democrazie, dove si preferisce sottolineare, in termini più prosaici, la necessità di rispettare la volontà popolare o l’esito delle urne. Questo, tuttavia, non implica automaticamente che le scelte degli elettori siano sempre le migliori. Chiunque, a prescindere dalle proprie idee politiche, potrebbe citare numerosi esempi di politiche che raccolgono consenso maggioritario pur presentando — per usare un eufemismo — diverse criticità. Di questo si discuterà a partire da lunedì all’Università di Bolzano, nel workshop dal titolo «La domanda di cattive politiche: perché i cittadini sostengono politiche che danneggiano la società?», organizzato dal professor Paolo Roberti. L’incontro mira a ragionare scientificamente sul paradosso di scelte popolari che finiscono per produrre effetti opposti a quelli desiderati. La società è un organismo complesso e ogni leva che si aziona può innescare conseguenze inattese, difficili da prevedere soprattutto per cittadini che non sono esperti in materia. Si pensi, per esempio, ai sussidi sull’acquisto della casa, sull’affitto o sul mutuo: misure che, spesso, finiscono per alimentare l’aumento dei prezzi. Così, il beneficio previsto magari per sostenere giovani famiglie o persone con poche risorse si trasforma di fatto in un trasferimento di ricchezza.
Ricchezza verso proprietari immobiliari o istituti finanziari, soggetti tradizionalmente considerati meno meritevoli di aiuti pubblici.
Un meccanismo analogo si osserva nelle politiche di mobilità. Corsie riservate agli autobus o nuove linee di tram vengono frequentemente osteggiate perché si teme che riducano le corsie a disposizione delle auto e aggravino il traffico. Non riconoscendo che, una volta implementate, tali misure possono incentivare l’uso del trasporto pubblico, con effetti positivi sulla viabilità complessiva.
C’è poi la tendenza, diffusa, a focalizzarsi sul breve periodo o sugli effetti esclusivamente locali delle politiche. A Bolzano, ad esempio, il dibattito sul degrado del Parco dei Cappuccini e sulla necessità — sacrosanta — di restituirlo ai cittadini si concentra sulle soluzioni per eliminare il degrado dell’area: telecamere, un pubblico esercizio, eventi in loco. Ma è evidente che queste misure non eliminerebbero la domanda, e quindi l’offerta, di stupefacenti. Il fenomeno dello spaccio non sparirebbe dalla città: semplicemente si sposterebbe altrove. Questo aspetto tende però a essere ignorato.
Gli esempi potrebbero moltiplicarsi. Proprio per questo, il workshop dell’Università di Bolzano offre un’occasione preziosa per interrogarsi su come e perché i cittadini — in buona fede — possano sostenere politiche dannose per la società nel suo complesso. Un tema che, in un’epoca di consenso volatile e decisioni prese spesso sull’onda dell’emozione, merita più che mai di essere approfondito.