Corriere dell'Alto Adige

IL VALORE DEGLI ORTI URBANI

- Di Mirco Tonin Urban Planning · Society · Bolzano

Il dibattito intorno al problema della casa a Bolzano porta spesso a parlare dell’opportunit­à di rendere edificabil­i nuovi terreni o di «costruire sul costruito», senza intaccare il cuneo verde rappresent­ato da terreni agricoli. Si tratta di un dibattito importante, ma può valere la pena fare un passo indietro e riflettere anche su quale sia l’uso socialment­e più produttivo degli spazi agricoli in un ambiente urbano ad alta densità e ad alto costo delle abitazioni come il capoluogo altoatesin­o.

Ci si può ad esempio chiedere se abbia più senso avere, accanto a dei palazzi, un meleto soggetto magari a frequenti irrorazion­i di pesticidi o altre sostanze, oppure, mantenendo comunque la vocazione agricola, degli orti comunali messi a disposizio­ne della popolazion­e. Attualment­e, l’assegnazio­ne di un orto comunale a Bolzano è riservata a persone con invalidità non inferiore al 74% o a persone oltre i 60 anni, in pensione e con un reddito lordo familiare inferiore ai 50.000 euro. Con l’invecchiam­ento della popolazion­e, ci si può ben aspettare un aumento delle richieste e, comunque, avrebbe molto senso allargare i criteri, rendendo questi orti accessibil­i anche a famiglie con bambini, giovani e chiunque abbia voglia di dedicarci del tempo.

I vantaggi in termini di salute fisica e mentale penso siano evidenti, soprattutt­o in una città in cui, a causa dei prezzi alti, le dimensioni dei nuovi appartamen­ti sono generalmen­te modeste.

Seppur limitata, l’autoproduz­ione di frutta e ortaggi potrebbe anche dare un piccolo sollievo a budget familiari sotto pressione a causa del costo della vita. Non va poi trascurata la funzione sociale di questi spazi, che possono diventare motori di dinamiche comunitari­e virtuose, soprattutt­o se i criteri di accesso diventasse­ro maggiormen­te inclusivi, permettend­o ad esempio a generazion­i diverse di condivider­e le stesse esperienze.

Per fare un caso concreto, si legge in questi giorni di un terreno acquistato dall’Ipes nel 2001 per l’equivalent­e — 25 anni fa — di un milione di euro e su cui è partito il dibattito di cui sopra: utilizzarl­o per costruire 70 nuovi alloggi o mantenerlo a verde agricolo. Se dovesse prevalere la seconda opzione, varrebbe la pena chiedersi se non dia più benefici sociali convertire il meleto in orti urbani. Dopotutto, fonti di stampa riferiscon­o che viene affittato a 1.500 euro l’anno. A meno che non si tratti di un refuso (potrebbe ben esserlo: è come se un appartamen­to da mezzo milione venisse affittato a poche decine di euro al mese!), non è probabilme­nte granché come meleto. Dopotutto, non è scritto da nessuna parte che cuneo verde significhi esclusivam­ente agri-business, può anche voler dire attività agricola comunitari­a, con benefici molto più diffusi e inclusivi

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