IL VALORE DEGLI ORTI URBANI
Il dibattito intorno al problema della casa a Bolzano porta spesso a parlare dell’opportunità di rendere edificabili nuovi terreni o di «costruire sul costruito», senza intaccare il cuneo verde rappresentato da terreni agricoli. Si tratta di un dibattito importante, ma può valere la pena fare un passo indietro e riflettere anche su quale sia l’uso socialmente più produttivo degli spazi agricoli in un ambiente urbano ad alta densità e ad alto costo delle abitazioni come il capoluogo altoatesino.
Ci si può ad esempio chiedere se abbia più senso avere, accanto a dei palazzi, un meleto soggetto magari a frequenti irrorazioni di pesticidi o altre sostanze, oppure, mantenendo comunque la vocazione agricola, degli orti comunali messi a disposizione della popolazione. Attualmente, l’assegnazione di un orto comunale a Bolzano è riservata a persone con invalidità non inferiore al 74% o a persone oltre i 60 anni, in pensione e con un reddito lordo familiare inferiore ai 50.000 euro. Con l’invecchiamento della popolazione, ci si può ben aspettare un aumento delle richieste e, comunque, avrebbe molto senso allargare i criteri, rendendo questi orti accessibili anche a famiglie con bambini, giovani e chiunque abbia voglia di dedicarci del tempo.
I vantaggi in termini di salute fisica e mentale penso siano evidenti, soprattutto in una città in cui, a causa dei prezzi alti, le dimensioni dei nuovi appartamenti sono generalmente modeste.
Seppur limitata, l’autoproduzione di frutta e ortaggi potrebbe anche dare un piccolo sollievo a budget familiari sotto pressione a causa del costo della vita. Non va poi trascurata la funzione sociale di questi spazi, che possono diventare motori di dinamiche comunitarie virtuose, soprattutto se i criteri di accesso diventassero maggiormente inclusivi, permettendo ad esempio a generazioni diverse di condividere le stesse esperienze.
Per fare un caso concreto, si legge in questi giorni di un terreno acquistato dall’Ipes nel 2001 per l’equivalente — 25 anni fa — di un milione di euro e su cui è partito il dibattito di cui sopra: utilizzarlo per costruire 70 nuovi alloggi o mantenerlo a verde agricolo. Se dovesse prevalere la seconda opzione, varrebbe la pena chiedersi se non dia più benefici sociali convertire il meleto in orti urbani. Dopotutto, fonti di stampa riferiscono che viene affittato a 1.500 euro l’anno. A meno che non si tratti di un refuso (potrebbe ben esserlo: è come se un appartamento da mezzo milione venisse affittato a poche decine di euro al mese!), non è probabilmente granché come meleto. Dopotutto, non è scritto da nessuna parte che cuneo verde significhi esclusivamente agri-business, può anche voler dire attività agricola comunitaria, con benefici molto più diffusi e inclusivi